La scena nel bosco con la pioggia, è lunghissima. Uno non vede l’ora che passi, che venga il dopo, che tutto si risolva, in qualsiasi modo, purché passi. Che smetta di piovere e venga giorno. Uno non vede l’ora che qualcosa cambi, che una qualsiasi lezione, o morale, si insinui tra le pieghe della vicenda.
Ma è un film cattivo, ai limiti della scorrettezza.
Ed è un film che ci sputa sulle morali, specie su quella cattolica, perché in fondo di questo si tratta, di un Dio che non vuole sentire ragioni, di un Dio che se ne frega dei tuoi giudizi, che devi credere e obbedire ciecamente.
Il bene e il male, il giusto e lo sbagliato, sono concetti, parole, che non contano nulla, conta solo la parola di Dio. Che la sua casa è il posto migliore per accusarlo, a gran voce, ma in nessun luogo in assoluto ti è dato di dubitarne.
Ed alla fine di tutto non è finito nulla, ti resta solo quella sensazione di un boccone di carne in gola, che non riesci a mandar giù.
Gran film, a mio parere, sottovalutato dalle critiche ufficiali e dal pubblico in generale, chissà, forse paga l’uscita sotto Natale.
Sottovalutato anche dalle parole di Salvatores, che secondo me neppure lui l’ha capito fino in fondo.

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