Così penso che non riderò mai più
Ho le guance di piombo e la bocca scolpita
I torti subiti
sono pochi
e sempre gli stessi
Ma sgomitano
e reclamano
un posto in prima fila nei pensieri
E nel silenzio di una giornata di sole
Tu sei al lavoro
ed io
non ho un cazzo da fare
se non arrabbiarmi in silenzio
in una maniera sbagliata
per una quantità immensa
di tristi sciocchezze
posso
tuttavia
sistemare due cose
prepararmi un pranzo
schifoso
a base di uova
e avere paura
di non ridere più
mercoledì 31 marzo 2010
giovedì 24 dicembre 2009
La mia cinica e ipocrita poesia di Natale
Il sans papier, trasparente alla gente,
muore di freddo nel suo cartone,
nel mentre che io, senza fondo apparente,
dopo un pranzo abbondante mi do' al tartufone.
muore di freddo nel suo cartone,
nel mentre che io, senza fondo apparente,
dopo un pranzo abbondante mi do' al tartufone.
giovedì 10 settembre 2009
Le solitudini sono tutte uguali
Forse basterebbe solo dormire
un centinaio di ore consecutive,
allora potrebbero,
chi lo sa,
ricomparire tutte quelle cose che avevo davanti agli occhi
e che si sono nascoste
all’improvviso,
per farsi beffe
della mia cecità perenne.
Che anche i nemici
non si fanno più vedere,
tanto mi hanno a noia.
Io che li sfido a duello
via sms
e loro un cazzo,
manco uno squillo.
Bastardi
come i veri nemici
ce ne sono pochi.
E tutte le ispirazioni
e le smanie di affetto
sono sepolte
sotto cumuli
di crisi isteriche.
E tutte le politiche
dei miei coglioni
sono mozziconi
spenti male.
Solo gridare
mi salverebbe.
Gridare in faccia alla gente,
al primo che passa,
che voglio dormire.
E poi vedere
che fa,
come si comporta,
se mi prende per pazzo
o mi porge un cuscino.
Ma dove sono finite tutte le cose?
I miei libri, i miei dischi, i miei films?
I miei origami?
Tutte le mie allucinazioni e i miei fraintendimenti,
che fine hanno fatto?
Solo lacrime brevi e indotte a forza,
solo loro
mi sono rimaste.
Per evitare di ammettere
che non esistono livelli di solitudine.
un centinaio di ore consecutive,
allora potrebbero,
chi lo sa,
ricomparire tutte quelle cose che avevo davanti agli occhi
e che si sono nascoste
all’improvviso,
per farsi beffe
della mia cecità perenne.
Che anche i nemici
non si fanno più vedere,
tanto mi hanno a noia.
Io che li sfido a duello
via sms
e loro un cazzo,
manco uno squillo.
Bastardi
come i veri nemici
ce ne sono pochi.
E tutte le ispirazioni
e le smanie di affetto
sono sepolte
sotto cumuli
di crisi isteriche.
E tutte le politiche
dei miei coglioni
sono mozziconi
spenti male.
Solo gridare
mi salverebbe.
Gridare in faccia alla gente,
al primo che passa,
che voglio dormire.
E poi vedere
che fa,
come si comporta,
se mi prende per pazzo
o mi porge un cuscino.
Ma dove sono finite tutte le cose?
I miei libri, i miei dischi, i miei films?
I miei origami?
Tutte le mie allucinazioni e i miei fraintendimenti,
che fine hanno fatto?
Solo lacrime brevi e indotte a forza,
solo loro
mi sono rimaste.
Per evitare di ammettere
che non esistono livelli di solitudine.
mercoledì 8 aprile 2009
Playboy a Miami
Quando non leggo per due mesi e quando leggo un libro in un giorno.
Il ringraziamento speciale va a tosse febbre e catarro che mi hanno tenuto lontano dal lavoro per due giorni.
Playboy a Miami
di Charles Willeford
Un libro per maschiacci, assolutamente privo di morale ma pieno di sessismo, razzismo e cinismo, il tutto ovviamente così volutamente esasperato da doversi definire per forza di cose ironico, provocatorio, finemente accusatorio.
Un libro divertente che coinvolge fino al finale.
Ecco, forse solo il finale mi ha lasciato un po' perplesso, mi è sembrato un po'...troncato, quasi all'improvviso, un finale venuto quasi per sfinimento dell'autore o per mancanza di ispirazione....ma di solito i bei libri spiace sempre finirli e magari è solo per questo che ho avuto questa impressione.
Un pezzo del libro che mi ha fatto molto ridere.
C'è uno dei personaggi, un rappresentante farmaceutico, che per fare un esempio riguardo a una certa cosa ad un suo amico racconta una storia che fa' più o meno così:
Un uomo va da un giovane dottore appena laureato lamentandosi dei suoi problemi di pancia, insomma, va sempre al cesso, più e più volte al giorno. Il dottore sfoglia i suoi libri, riflette un po', fino a quando non gli dice: lei ha l'intestino bloccato.
Allora il tipo, un po' esterrefatto, ribatte: ma se ho la diarrea!
E il dottore: Si vede che si è bloccato aperto!!!!
ahahahah
lo so lo so, è una cazzata degna dei film di pierino, ma io ho riso molto.
Il ringraziamento speciale va a tosse febbre e catarro che mi hanno tenuto lontano dal lavoro per due giorni.
Playboy a Miami
di Charles Willeford
Un libro per maschiacci, assolutamente privo di morale ma pieno di sessismo, razzismo e cinismo, il tutto ovviamente così volutamente esasperato da doversi definire per forza di cose ironico, provocatorio, finemente accusatorio.
Un libro divertente che coinvolge fino al finale.
Ecco, forse solo il finale mi ha lasciato un po' perplesso, mi è sembrato un po'...troncato, quasi all'improvviso, un finale venuto quasi per sfinimento dell'autore o per mancanza di ispirazione....ma di solito i bei libri spiace sempre finirli e magari è solo per questo che ho avuto questa impressione.
Un pezzo del libro che mi ha fatto molto ridere.
C'è uno dei personaggi, un rappresentante farmaceutico, che per fare un esempio riguardo a una certa cosa ad un suo amico racconta una storia che fa' più o meno così:
Un uomo va da un giovane dottore appena laureato lamentandosi dei suoi problemi di pancia, insomma, va sempre al cesso, più e più volte al giorno. Il dottore sfoglia i suoi libri, riflette un po', fino a quando non gli dice: lei ha l'intestino bloccato.
Allora il tipo, un po' esterrefatto, ribatte: ma se ho la diarrea!
E il dottore: Si vede che si è bloccato aperto!!!!
ahahahah
lo so lo so, è una cazzata degna dei film di pierino, ma io ho riso molto.
martedì 20 gennaio 2009
Il lavatoio
Mi ricordo
lo scrosciar dell'acqua
donne chine
chiassose
e lo sfregar dei panni
Mentre io
cercavo invano
d'affogarmi
lo scrosciar dell'acqua
donne chine
chiassose
e lo sfregar dei panni
Mentre io
cercavo invano
d'affogarmi
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